(s. f.) formaggio; toumò frèitsa formaggio fresco; toumò vardâ formaggio conservato a lungo; toumò mèiřa formaggio maturo da mangiare; toumò mefiò formaggio ammuffito; toumò forta formaggio piccante; toumò grasa formaggio grasso; toumò priò, toumò que lhe flèiře di pioun formaggio marcio, puzzolente, che puzza come i piedi; toumò dou tepin, priò formaggio conservato nella olla e marciscente; toumò duřa formaggio duro da tagliare e mangiare; toumò da gratê formaggio da grattugiare; la cruta d’la toumò la crosta del formaggio; ina toumò que me de tsaousinas formaggio senza parte grassa, come la calce, v. boulic, arnha.
Fare il formaggio in casa: ancalhê lou lèt (mettere il caglio lou calh nel latte (un cucchiaio ogni 20 litri), si aveva la calhâ (latte appena cagliato per fare la toumò (la calhâ frèitsa era già buona da mangiare) e lasciarla gocciolare appesa su un bastone e poi veniva messa nella fèisèla (forma tonda, bucherellata). Con un buon peso sopra o nel torts (piccolo torchietto per comprimere la calhâ nella fèisèla e fare uscire la lèitâ. Ben scolata la toumò veniva tolta dalla fèisèla e dal couleû ben scolata e messa in locali freschi e arieggiati (tipo voutin). Era appoggiata su tavole di legno e doveva essere voltata molto spesso fino a quando si formava la crosta.
