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Giaglionese-Italiano

batre

(v. tr.) battere, picchiare; batre le man battere le mani, applaudire; que bât fôrt che batte forte; batre lou blâ trebbiare il grano.

 

Batre lou blâ din l’èiřa o sû l’èiřa. trebbiatura antica (prima degli anni 50);

èibarbê le dzavèleus sû ina loza è aprê èiblouiê battere con un bastone sulle spighe (èipieus) per fare uscire il grano; aprê se arèindzàvoun le dzavèleus èivèrteus a se batioun dabèin avé lou frièl poi si sistemava le dzavèleus aperte e si battevano scrupolosamente con il frièl. Alla fine si facevano li couin de palha (grossi fasci) per la stalla.

 

Sistema di trebbiatura dopo gli anni 50 fino a qualche decina di anni fa.

si usava la maquina da batre (di proprietà dell’associazione Combattenti e reduci), fatta con un tamburo dentato e rotante molto veloce (prima a mano e poi elettrico). Si infilavano a manciate le dzavèleus e si diceva dounê matsê. La paglia uscita dalla macchina veniva legata a grossi fasci (li couin) e restavano le vanèireus (poi passate al van) ventilatore girato a mano. Dal grano pulito veniva scartata la rutsa e la vorva che servivano per la lettiera delle mucche. Il grano veniva insaccato o messo nell’artsa o din la carâ prima di arrivare al mulino.  Alla fine di batre i giovani portavano a forza la padrona o la cuoca nell’éiřa (si diceva pourtê la mèitra) e la facevano saltare in alto per diverse volte, seduta su una robusta lhasa de palha gridando in coro: oh!, oh!, ôh!, finiva il tutto con una buona bicchierata.

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